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Profumi mediterranei

Gita da San Severo a Monte Sant'Angelo. Itinerario tra natura e religiosità lungo la via sacra percorsa da milioni di pellegrini

Perché non concludere il Giubileo sulla "Via Sacra Longobardorum seu peregrinorum"? Un'idea da non scartare, due settimane prima della conclusione dell'evento giubilare, percorrere i sessanta chilometri che separano San Severo da Monte Sant'Angelo, così come hanno fatto milioni di pellegrini nei secoli passati. Questi la percorrevano a piedi, in due giorni, la via sacra. Una bella passeggiata, attraverso percorsi di grande fascino sia naturalistico sia religioso, la salita a piedi verso la montagna sacra prima all'uomo preistorico, dopo a quello pagano, successivamente alla devozione di San Michele, adesso alla venerazione mistica per le stimmate di Padre Pio. San Severo-Monte Sant'Angelo è anche un percorso odoroso. Ad ogni sosta del pellegrino la via sacra è scandita da chiese e monasteri che offrivano ristoro di fuoco e cibo può legarsi un odore che non si dimentica facilmente. Nella valle di Stignano, imbocco della via sacra, prevale il profumo di rosa e di menta; nei pressi di San Matteo intenso è quello di finocchio selvatico; a Borgo Celano l'aria è impregnata degli odori dei funghi; avvicinandosi a San Giovanni Rotondo il percorso è ammorbidito dall'odore amarognolo del porrazzo e dalla freschezza del timo e della nepitella; per concludere il percorso a Monte Sant'Angelo avvolto nei profumi di timo, salvia, rosmarino, lavanda e origano. Tutti odori che si trovano nei piatti tipici della cucina garganica proposti dalle trattorie che si rifanno alle tradizioni popolari.
Il percorso è opportuno iniziarlo da San Severo intanto per ammirare uno dei più bei teatri del sud Italia, quello dedicato a Giuseppe Verdi, una mezza dozzina di chiese (Santa Maria, cattedrale vescovile dal 1580; S. Severino abate, S. Nicola, S. Francesco e quella del Carmine, tutte del 1200; la chiesa di S. Lorenzo, il Santuario della Madonna del Soccorso e l'ex convento dei Celestini, attuale sede del Comune, in stile barocco) e visitare il Museo civico. Due, poi, le soste vinose consigliate, nel centro storico D'Arapri per la vocazione spumantiera e fuori città d'Alfonso del Sordo.
Lasciando San Severo, attraversando una pianura coperta di vite, dopo dieci chilometri si arriva alla stazione ferroviaria di San Marco in Lamis, set del film di Sergio Rubini "La stazione". E' anche l'inizio della via sacra, con una prima sosta al santuario di Santa Maria di Stignano, costruito dai monaci cistercensi nel 1300 e contenente tele di grande valore artistico. Pochi chilometri e si arriva a San Marco in Lamis, borgo cresciuto all'ombra del convento di S. Matteo, risalente alla prima espansione benedettina nell'Italia meridionale. Oggi questo convento custodisce un antichissimo e preziosissimo organo a canne, un presepe di notevole valenza artistica e una straordinaria biblioteca antica. Da non perdere la Messa di Natale, la mattina di S. Stefano, nella suggestiva grotta di Montenero, profonda cento metri. Notevole, in questo centro, l'artigianato orafo.

Si attraversa un bosco di roverella, leccio e ornello e dopo dieci chilometri si arriva a San Giovanni Rotondo, alla tomba di Padre Pio, ubicata all'interno del convento dei Cappuccini, dove il frate delle stimmate ha vissuto dal 4 settembre 1916 sino alla sua morte, avvenuta il 23 settembre 1968, e che oggi conta più visitatori di Lourdes e di Fatima. Da visitare tutti i luoghi che ricordano il frate delle stimmate: il Convento dei Frati minori Cappuccini, il Monastero della resurrezione, la Chiesa maggiore di S. Maria delle Grazie, l'imponente struttura ospedaliera Casa Sollievo della Sofferenza, la via Crucis Monumentale dello scultore Francesco Messina, il Monumento a Padre Pio, la nuova chiesa ideata da Renzo Piano a forma di conchiglia.

Ventitré chilometri di paesaggio fiabesco con vallate mozzafiato, boschi e pascoli di profumi intensi di origano, timo, salvia e lavanda, ecco la fine dell'itinerario, Monte Sant'Angelo, con tappa d'obbligo alla Grotta-santuario di S. Michele. La storia di questa cittadina è la stessa del santuario e del culto del Principe degli Angeli, che apparso al Vescovo di Siponto, espresse il desiderio di ergere la grotta a propria dimora. D'allora, 493, il culto di S. Michele è inarrestabile, con frotte di pellegrini che arrivano da tutto il mondo. Oltre la Grotta-santuario, questa cittadina in posizione panoramica sul golfo di Manfredonia, ha numerose attrattive turistiche come il castello-fortezza di Urso I, il caratteristico rione Junno, nucleo originario della città, il Museo etnografico Tancredi, per concludere la gita nel centro che meglio esprime la cultura e le tradizioni del Gargano.

Francesco Di Lillo Repubblica del 14.12.200

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